Giustizia per tutti

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Decreto "Salva Italia": Lotta alle clausole vessatorie e novità al codice del consumo

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Gli artt. 5 - 8 del decreto legge 1/2012 (comunemente denominato decreto “salva Italia”) recano una serie di  provvedimenti dedicati alla tutela dei consumatori e degli utenti di pubblici servizi.

Tra le novità più rilevanti senza dubbio vi è  l’introduzione  di un nuovo articolo al Codice del Consumo, ovvero l’ art. 37-bis, atto a definire  il nuovo procedimento di tutela amministrativa contro le clausole vessatorie inserite all’interno di moltissimi contratti d’uso comune.

Grazie all’introduzione di questo articolo, infatti, l’Autorità Garante della Concorrenza godrà del potere di dichiarare, anche d’ufficio, la  vessatorietà delle clausole dei contratti conclusi mediante adesione a condizioni generali o con la sottoscrizione di moduli, modelli o formulari.

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Anche il coniuge separato ha diritto al risarcimento per la morte dell’altro coniuge.

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Lo ha stabilito la Corte di cassazione con una recente sentenza ( Cassazione sezione I penale sentenza del 17 gennaio 2013 n.2597) nella quale si è affermato il suddetto principio, peraltro evidente. Ed infatti,  ha statuito la Cassazione, la separazione di per sé non è di ostacolo al riconoscimento del risarcimento del danno non patrimoniale subìto  dal coniuge separato  in caso di morte  dell’altro.

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Le libere professioniste che adottano un bambino hanno uguali diritti delle lavoratrici dipendenti

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La Corte Costituzionale ha stabilito con la  sentenza 22.11.2012 n° 257,  che alle donne libere professioniste che adottino un bambino, spetta, al pari delle altre lavoratrici, l’indennità di maternità per cinque mesi (e non per tre).

La Corte,  infatti,  ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 64, al comma 2, del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, ovvero il c.d. Testo Unico in materia di maternità e paternità, laddove  prevede, relativamente  alle lavoratrici iscritte alla gestione separata che abbiano adottato o avuto in affidamento preadottivo un minore,  l’indennità di maternità per un periodo di tre mesi anziché di cinque mesi, come per le altre lavoratrici madri .

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Per la Cassazione se ti sposi pensando al divorzio, il matrimonio è nullo

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Per la Cassazione – sent. N. 17191 del 9 ottobre 2012 -  la sentenza della Sacra Rota  di nullità del matrimonio va delibata nello Stato Italiano anche se nella stessa si era semplicemente appurato,   a mezzo delle testimonianze degli amici della coppia, che   uno dei coniugi era propenso al divorzio in caso di difficoltà! Tale propensione è stata giustamente  ritenuta dal Giudice ecclesiastico una riserva mentale all’indissolubilità del  vincolo matrimoniale da parte di uno dei coniugi,  tale da legittimare la pronuncia di nullità del vincolo matrimoniale religioso.

Fin qui dunque tutto normale,  per la Sacra Rota.   Un po’ meno però per lo Stato Italiano nel quale  il divorzio è una conquista consolidata di civiltà, con la   conseguenza che  è assolutamente normale che  chi si sposi in questo Stato   pensi  al divorzio in caso che le cose non vadano bene. Non solo: nel nostro Stato il vincolo matrimoniale, essendoci il divorzio, è palesemente non indissolubile,  ragion per cui  la sentenza della Sacra Rota era stata ritenuta non delibabile dalla Corte di appello di Salerno, cui  ci si era rivolti. Ebbene, avverso la stessa ha proposto ricorso per cassazione uno dei coniugi e bene ha fatto, visto che la Cassazione ha ribaltato la decisione della Corte di Appello ed ha ritenuto la sentenza delibabile. 

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L'uso prolungato del cellulare e del cordless fa male

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Il cellulare ed il cordless fanno  male!!

Lo ha confermato la Cassazione con  sentenza n. 17438/2012 nella quale per la prima volta in Italia si è affermato che l’uso continuato del cellulare ( ed anche del cordless) può portare a sviluppare un tumore.

La  sentenza trae origine dal ricorso     proposto  da un manager aziendale contro l’INAIL  onde ottenere il riconoscimento di una rendita per malattia professionale per essere stato costretto per anni (12) , per  ragioni di lavoro, a stare al telefono cellulare o a quello mobile fisso ( il cd. cordless)  per circa 5-6 ore al giorno, sviluppando per tale motivo un tumore  al nervo  cranico   trigemino. 

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Nei rapporti sadomaso occorre il consenso continuato della vittima, altrimenti è violenza sessuale

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Si può commettere  il  reato di violenza sessuale continuata ( artt.  81 c.p.c e 609 bis c.p.) anche    in  una  relazione amorosa  di carattere sadomasochista,   ed anche quando gli atti sessuali    costituenti reato, in quanto privi del consenso della vittima,  si sono alternati  a rapporti sessuali ugualmente di carattere violento  ma voluti dalla vittima stessa,  e dunque non costituenti reato. Non solo: si commette il reato di violenza sessuale anche quando il consenso, pur inizialmente espresso dalla vittima,  nel corso del rapporto sessuale venga   meno.    

Questo è quanto si evince  da una sentenza   della  Corte di cassazione penale – la  n. 37916 del 01.10.2012-  che ha destato  qualche perplessità nell’ambito degli  operatori del diritto. E le perplessità nascono proprio dalla natura sadomaso della relazione  “amorosa”,  nel caso posto all’esame della Corte,  tra l’autore del reato e la vittima dello stesso :  relazione  nella quale i protagonisti hanno sempre volutamente praticato  un sesso violento,  accompagnato cioè   da calci pugni schiaffi, ecc.,  insulti  e minacce varie. 

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La responsabilità è del Comune se un passante inciampa sul marciapiede

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Lo ha confermato la Cassazione civile , sez. III, sentenza 06.06.2008 n° 15042, con un’ennesima sentenza sulle insidie stradali in cui ha stabilito e confermato la responsabilità dell’ente comunale per i danni provocati dalle cose che ha in custodia, quali le strade ed i relativi marciapiedi.    

Nel caso che ha dato origine alla sentenza, la Cassazione   ha ritenuto che Il   difetto costruttivo del piano stradale, consistente in un rilevante dislivello fra le lastre di copertura, è da ritenere causa strutturale, quindi fonte di responsabilità da cose in custodia, ove abbia in concreto creato inciampo e provocato la caduta di un passante.  

 

La Cassazione penale conferma la condanna di un'insegnante per abuso del mezzo di correzione .

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L'insegnante aveva costretto un suo alunno, sopreso a compiere atti  di bullismo, a scrivere  100 volte ''sono deficiente'' sul suo quaderno. Non solo, lo aveva offeso e rimproverato aspramente davanti alla classe in più riprese, tanto da determinare un serio disagio psichico nel minore che aveva dovuto ricorrere alla psicoterapia. 

Ebbene, la   Cassazione penale , sez. VI, sentenza 10.09.2012 n° 34492, l'ha condannata.  

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