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CASALINGA ED INFORTUNIO: RIBADITO IL DIRITTO AL RISARCIMENTO DEL DANNO

Con la sentenza n. 16896/2010 la Corte di Cassazione, ribadendo un consolidato orientamento giurisprudenziale in tema, ha sancito che: " La casalinga, pur non percependo reddito monetizzato, svolge tuttavia un'attività suscettibile di valutazione economica, sicchè va legittimamente inquadrato nella categoria del danno patrimoniale (come tale risarcibile autonomamente rispetto al danno biologico) quello subìto in conseguenza della riduzione della propria capacità lavorativa".

Dalla massima riportata si deduce che il risarcimento del danno alla persona è sempre integrale, a prescindere dallo status, dalla condizione, dal sesso, dal lavoro e quant'altro, e pertanto nessuna discriminazione è legittima al riguardo. Tuttavia, è bene sottolineare che il danno non riguarda lo "status" di casalinga ma i beni della persona, che in quanto tale  ha un' Integrità psicofisica e  una capacità produttiva.  Già negli anni 90  la Cassazione (sent. 12546/91 e 10923/97) precisava che il fondamento del diritto al risarcimento del danno inerente al lavoro della casalinga - specie quando è la componente di un nucleo familiare legittimo, e persino quando è la componente di un nucleo di convivenza stabile - è di natura costituzionale. Il riferimento è all'art. 4 della Cost. che tutela qualsiasi forma di lavoro ma anche all'art. 37 Cost. il quale prevede che la donna lavoratrice abbia spazi di libertà per l'adempimento della sua essenziale funzione familiare. Inoltre, il riconoscimento e la protezione del lavoro della casalinga è stato realizzato con la L. 493/99 che ha previsto l'assicurazione obbligatoria per i c.d. infortuni domestici.

Ma quando si configura a carico della casalinga un danno patrimoniale?

Le mansioni svolte dalla casalinga debbono essere intese come attività lavorativa a tutti gli effetti, anche economici, e come tali meritevoli di tutela sotto ogni profilo; da ciò consegue il ragionevole riconoscimento a favore della casalinga, vittima di un illecito che incide sulle sue capacità di svolgere le mansioni che le sono proprie, del risarcimento del danno patrimoniale. E', dunque, configurabile il danno patrimoniale in senso stretto (cioè risarcibile in via autonoma ed ulteriore rispetto al danno biologico), allorchè il fatto illecito comporti una lesione della capacità produttiva della casalinga che si manifesta nell'adempimento delle c.d. incombenze domestiche. Quanto alla liquidazione del danno il Giudice dovrà far riferimento al reddito di una collaboratrice familiare, con gli opportuni adattamenti dettati dalla maggiore ampiezza dei compiti espletati dalla casalinga.

 
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