CPanel

Giustizia per tutti

  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Ti trovi su GiustiziaPerTutti.com Civile Risarcimento danni CONSENSO INFORMATO: "DEFINITIVO APPRODO GIURISPRUDENZIALE"

CONSENSO INFORMATO: "DEFINITIVO APPRODO GIURISPRUDENZIALE"

Com’è ormai noto, per consenso informato s’intende la manifestazione di volontà che il paziente dà per l’effettuazione di interventi di natura più o meno invasiva sul proprio corpo. Questa manifestazione di volontà deve essere preceduta da un’adeguata e dettagliata informazione in ordine alla natura ed ai possibili sviluppi del percorso terapeutico; l’obbligo di informare il paziente è posto a carico del medico, o della struttura sanitaria, ed è costituzionalmente riconosciuto ex art. 13 ( Inviolabilità della libertà personale) ed art. 32 ( diritto alla salute)   della Carta Costituzionale.

Le norme costituzionali appena richiamate consentono di affermare che l’INFORMAZIONE rappresenta un elemento fondamentale per l’autodeterminazione di un soggetto per quel che riguarda la sua salute e, più in generale, la sua libertà personale.

La rilevanza del consenso informato ci è confermata anche da numerose leggi ordinarie; basti pensare, esemplificando, alla L. 194/78 (art. 14) sull’interruzione volontaria della gravidanza o alla L. 107/90 per quanto concerne le attività trasfusionali o, ancora, alla più recente L.40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita.

Lo stesso Codice Deontologico dei Medici Italiani statuisce:

“Il medico deve fornire al paziente la più idonea informazione sulla diagnosi, sulla prognosi, sulle prospettive e le eventuali alternative diagnostiche-terapeutiche e sulle prevedibili conseguenze delle scelte operate; il medico nell’informarlo dovrà tenere conto delle sue capacità di comprensione, al fine di promuovere la massima adesione alle proposte diagnostiche-terapeutiche. Ogni ulteriore richiesta di informazione da parte del paziente deve essere soddisfatta. Il medico deve, altresì, soddisfare le richieste di informazione del cittadino in tema di prevenzione. Le informazioni riguardanti prognosi gravi o infauste o tali da poter procurare preoccupazione e sofferenza alla persona, devono essere fornite con prudenza, usando terminologie non traumatizzanti e senza escludere elementi di speranza ( cosa che, purtroppo, molto spesso i medici  non fanno). La documentata volontà della persona assistita di non essere informata o di delegare ad altro soggetto l’informazione deve essere rispettata.”

Tuttavia, il contenzioso sulla materia è in notevole aumento; infatti, molti ammalati hanno fatto e fanno valere giudizialmente la responsabilità professionale del medico o della struttura sanitaria, fondata sull’imprudenza e la negligenza nella formulazione della diagnosi o sulla mancata informazione e documentata acquisizione del consenso.

Nell’ormai lontano 1967 la Suprema Corte di Cassazione, con sentenza n. 1945, stabiliva e confermava la necessità di acquisire il consenso che, per essere valido, doveva essere preceduto dalle informazioni circa le potenziali cause di insuccesso dell’intervento chirurgico, cristallizzando, così, il principio dell’obbligatorietà del consenso informato.

Nel corso degli anni la giurisprudenza ha ribadito tale principio, peraltro, arricchendolo di contenuti: “ il consenso afferisce alla libertà morale del soggetto e alla sua autodeterminazione nonché alla sua libertà fisica intesa come diritto al rispetto delle proprie integrità corporee, le quali sono tutte profili della libertà personale proclamata inviolabile dall’art 13 Cost.” (Cass. N. 1572/2001).

Quanto al contenuto del consenso del paziente, la Corte di Cassazione (7027/2001) ha ricordato come incombe sul medico un preciso obbligo di ottenere il consenso del paziente, dopo averlo preventivamente informato e come l’onere probatorio, circa l’assolvimento del dovere di informazione gravi sul medico. Viene, quindi, sottolineata l’importanza dell’acquisizione del consenso informato quale condizione per trasformare un atto normalmente non permesso (violazione dell’integrità fisica) in un atto consentito.

In ultimo, con sentenza n. 2847/2010, la Suprema Corte è nuovamente intervenuta in materia occupandosi nella specie della ripartizione dell’onere probatorio. La decisione richiamata ha chiarito che quando il medico omette di informare il paziente sui rischi legati all’esecuzione di un determinato intervento chirurgico, il paziente, che dovesse aver subito dei danni in termini di peggioramento delle sue condizioni di salute, potrà agire per il risarcimento degli stessi, ma la sua domanda sarà accolta solo qualora riuscirà a dimostrare che, se avesse ricevuto le informazioni del caso, avrebbe  verosimilmente rifiutato di sottoporsi all'intervento. In mancanza di tale prova, sarebbe risarcibile soltanto il danno ricollegabile alla lesione del diritto di autodeterminazione del paziente.

La Corte, nella sentenza in commento, fa riferimento ad un definitivo approdo giurisprudenziale, quello secondo il  quale, tra medico e paziente si instaura un rapporto di natura contrattuale. Perciò, effettuata la diagnosi in esecuzione del contratto, il medico DEVE informare il paziente sulle conseguenze della terapia o dell’intervento che lui ritiene necessario e deve farlo affinché il paziente possa prestare il suo consenso. Si tratta di un’obbligazione il cui adempimento deve essere provato dal medico essendo sufficiente per il paziente allegare, al contrario, l’inadempimento.

Tuttavia, “…per addossare al medico le conseguenze negative dell’intervento, necessario e correttamente eseguito…” e quindi, ai fini della sussistenza del nesso di causalità tra la violazione (omessa informazione) e il bene tutelato e leso (salute), è necessario provare  che, ricevendo le informazioni adeguate, il paziente non si sarebbe sottoposto all’intervento.

Secondo la Cassazione, dunque, non basta che l’attività medica sia illecita (in quanto posta in essere senza il necessario consenso del paziente) perché il medico stesso risponda delle conseguenze negative subite dal paziente; infatti, precisa la Corte, “la questione non attiene tanto alla liceità dell’intervento medico, quanto alla violazione del diritto di autodeterminazione del paziente essendo il medico anzitutto imputabile di non averlo adeguatamente informato per acquisirne il preventivo, consapevole consenso” .  In altre parole, per ottenere il risarcimento delle conseguenze pregiudizievoli per la salute, derivanti da un intervento necessario e correttamente eseguito, il paziente dovrà dimostrare che non si sarebbe sottoposto a quell’intervento se fosse stato correttamente informato; dovrà dimostrare che tra la condotta omessa dal medico (dovere di informazione) e l’evento (lesione alla salute) corra il nesso di causalità.

E’ sempre ravvisabile, invece, la lesione del diritto all’autodeterminazione del paziente, stante il valore attribuito alla “persona” dalla nostra Costituzione.

 

 
Ti trovi su GiustiziaPerTutti.com Civile Risarcimento danni CONSENSO INFORMATO: "DEFINITIVO APPRODO GIURISPRUDENZIALE"
banavv

Newsletter

Ricevi gratuitamente i nostri articoli
Inserisci la tua email

Diritto di Famiglia

Diritto Civile

Diritto Civile

.

Diritto dei Consumatori

Diritto dei Consumatori

.

Diritto Penale

Diritto Penale

.

Sottoscrivi Feed

Abbonati Gratuitamente ai nostri Feed RSS


Aggiornati via email

Ricevi gratuitamente i nostri articoli
Inserisci la tua email