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Ti trovi su GiustiziaPerTutti.com Civile Risarcimento danni L'INSEGNANTE CHE OFFENDE DINANZI AGLI ALUNNI UNA COLLEGA DEVE RISARCIRE I DANNI MORALI

L'INSEGNANTE CHE OFFENDE DINANZI AGLI ALUNNI UNA COLLEGA DEVE RISARCIRE I DANNI MORALI

La III Sez. Civile della Cassazione con la sentenza num. 14552/2009 ha stabilito  che deve risarcire i danni morali l’insegnante che offende la propria collega in presenza degli alunni
I Supremi Giudici hanno confermato la sentenza di condanna emessa dalla Corte di Appello di Torino per una professoressa di un liceo torinese che aveva diffamato una sua collega attribuendole comportamenti scorretti, non rispondenti al vero, dinanzi a tutta la classe e al cospetto quindi degli studenti.
Per questo la donna aveva citato in giudizio la sua collega al fine di essere risarcita per i danni morali derivanti dalle espressioni diffamatorie ed ingiuriose che aveva dovuto subire ingiustamente dinanzi ai suoi alunni.

Sia il Tribunale in primo grado che la Corte di Appello, in secondo, avevano  condannato la donna "diffamatrice" al pagamento di tutti i danni, seppure  riducendo  l’importo i inizialmente richiesto dall'attrice.
Contro la sentenza di appello l’insegnante condannata aveva proposto però ricorso in Cassazione, negando di avere mai pronunciato le frasi diffamatorie attribuitele dalla collega e sostenendo di avere al massimo fatto alcune battute scherzose dinanzi agli alunni. 
Ma in sede di istruttoria i Giudici di merito avevano già constatato   la veridicità dei fatti addebitati dalla collega: in particolare, la donna aveva parlato di “preferenze tra alunni” e inoltre di aver visto la collega, ufficialmente in malattia, passeggiare per le vie della città.
 I Supremi Giudici, dunque,hanno rigettato il suo ricorso  affermando in particolare che la donna non aveva alcun titolo per esercitare forme di controllo sull’attività lavorativa della collega, anzi con la sua condotta non aveva fatto altro che violare il canone di “buon comportamento tra colleghi”, screditandola dinanzi agli alunni.
Di conseguenza la Suprema Corte, respingendo il ricorso, ha stabilito che le espressioni utilizzate dalla ricorrente fossero senza dubbio diffamatorie e legittimassero pertanto la  richiesta di danni morali.
Inoltre, motivano i Giudici, un insegnante che ingiuria una persona dinanzi ai propri alunni (proprio perchè in età adolescenziale e sottoposti alla sua attività educativa) è una pessima insegnante in quanto viene meno al suo dovere di educatore.
Un tale comportamento costituisce inoltre un fatto illecito sia per l'art. 2043 che per l'art. 2059 del codice civile, con il conseguente obbligo del  risarcimento dei danni morali  per chiunque, screditando ingiustamente qualcuno,  gli provochi ingiustamente un danno non patrimoniale.
Quindi, nel  caso in esame, l'ingiuria ha prodotto un notevole danno all'insegnante, proprio perchè avvenuta dinanzi ai destinatari dei precetti educativi della donna, cioè gli studenti, ledendo gravemente il suo onore e la sua reputazione.

 
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