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I bimbi e la pubblicità:piccoli consumatori Tv

Il binomio "Pubblicità e bambini"  rappresenta, uno dei maggiori temi di discussione e confronto fra gli studiosi di diritto e di comunicazione, i quali hanno prestato attenzione soprattutto al "potere" della pubblicità di richiedere un determinato comportamento di consumo da parte dei più piccoli.
I bambini concepiscono la pubblicità come parte integrante dei programmi televisivi, in particolare quando ritrovano i personaggi preferiti dei cartoni animati che si rivolgono a loro in prima persona, o ancora, quando si compiacciono nel vedere i biscotti che hanno appena mangiato a colazione o i giochi con i quali trascorrono parte della giornata. Non solo: iIn molti programmi, purtroppo, al di là dell'aspetto consumistico, vengono trasmesse immagini oscene, di violenza, di maleducazione o di prevaricazione ad ore del giorno durante le quali anche i bambini più piccoli  possono accedere alla televisione, senza un adeguato controllo da parte dei genitori.  Ma come tutelarli?

 I responsabili delle reti televisive, quando vengono invitati ad occuparsi maggiormente del ruolo educativo della televisione, solitamente rispondono che "il mezzo televisivo non deve fornire alcuna educazione e che loro si limitano a fornire ciò che il pubblico dimostra di gradire".

Non è forse vero che le televisioni sono un “luogo aperto al pubblico”? Esattamente come in un ristorante il consumatore ha la facoltà di entrarvi (selezionando il canale di suo piacimento) e di ordinarvi ciò che più desidera (scegliere il programma preferito). Perfetto.  Ma se in un ristorante il consumatore mangia qualcosa che lo fa sentire male può domandare un risarcimento danni per il cibo avariato servitogli. Lo stesso deve avvenire nei confronti delle televisioni che trasmettono programmi dannosi.

Certo, nel caso del ristorante si tratterà certamente di responsabilità contrattuale, essendosi stabilito un contratto tra il consumatore ed il ristoratore, mentre nel caso delle televisioni si tratterà verosimilmente di responsabilità extracontrattuale (ossia in assenza di contratto tra le parti). Per altro, vi è da dire che, nell’ipotesi di responsabilità addebitata a reti televisive Rai  (per le quali si paga il canone di abbonamento alla televisione),  o a reti televisive a pagamento (es. Sky), si potrebbe ipotizzare una responsabilità contrattuale.

In ogni caso, sia che si tratti di responsabilità contrattuale che di responsabilità extracontrattuale, vale la pena di ricordare che l’art. 2043 c.c. recita: "Qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”.

Il danno ingiusto arrecato da certi programmi televisivi consiste in un evidente danno alla salute o danno biologico: esso consiste nella lesione dell'interesse, costituzionalmente garantito, all'integrità fisica della persona (art. 32 Cost.). E sussiste in presenza di una lesione fisica o  psichica della persona.

Alcuni programmi televisivi hanno il potere di influenzare la nostra psiche ed, in particolare, quella dei bambini e degli adolescenti. Il divertimento viene proposto come unica ragione di vita, le belle macchine, i soldi, la sessualità come qualcosa di assolutamente desiderabile; la violenza domina gran parte dei cartoni animati e dei film trasmessi.

Poniamo un esempio. Un bimbo dopo anni e anni di Tv violenta, emula il suo eroe preferito e a causa dell'emulazione muore. In tal caso i prossimi congiunti potrebbero domandare il risarcimento:

- del danno biologico, iure ereditario se vi è un considerevole lasso di tempo tra l'incidente mortale e la morte, e proprio, allorché le sofferenze causate a costoro dalla perdita abbiano determinato una lesione dell'integrità psicofisica degli stessi (se viene fornita la prova che il decesso ha inciso negativamente sulla salute dei congiunti, determinando una qualsiasi apprezzabile permanente patologia o l'aggravamento di una patologia preesistente);

- del danno patrimoniale, a seguito di accertamento che i prossimi congiunti siano stati priva­ti di utilità economiche di cui già beneficiavano e di cui, presumibilmente, avrebbero continuato a godere in futuro;

- del danno esistenziale (autonomo titolo di danno) o danno di relazione.

E che vi sia questo serio rischio è dimostrato  dal fatto che, per venire  incontro alle famiglie, ultimamente è nato un codice di autoregolamentazione. 

Le norme del Codice di autoregolamentazione nascono da un impegno delle imprese televisive a  migliorare la qualità delle trasmissioni dedicate ai minori, per aiutare le famiglie ed il pubblico più giovane ad un uso corretto della televisione e per sensibilizzare chi produce i programmi alle esigenze dei minori.

I profili di violazione più spesso rilevati riguardano la violenza nelle sue varie forme, la volgarità, l’offesa alla dignità della persona. Quanto al genere di programmi, le violazioni riscontrate hanno riguardato soprattutto i film e più in generale le fiction, i talk show, i reality show, i varietà, l’informazione.

Le emittenti  che non rispettano le norme suddette vengono colpite da risoluzioni e di ciò  devono dare comunicazione nei loro stessi notiziari.  L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni prende poi i provvedimenti più opportuni  per le eventuali iniziative sanzionatorie di competenza.

 

 
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