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Giustizia per tutti

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IL DIRITTO DI RICHIEDERE UNA QUOTA DEL TFR PERCEPITO DALL’ EX CONIUGE

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L'art. 12bisl.n.898/1970 prevede che solo l’ex  coniuge titolare di un assegno di divorzio possa chiedere e ottenere il 40% dell'indennità totale di fine rapporto (TFR) percepita dall'altro ex coniuge,  riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio. La giurisprudenza  ha SEMPRE interpretato tale  norma nel senso di ritenere  che tale diritto alla quota del TFR - da calcolarsi come sopra indicato-   spetti  solo  quando il TFR  è stato percepito dall’altro coniuge dopo l'instaurazione del giudizio di divorzio (Cass. civ. 29 ottobre 2013, n. 24421;Cass. 14 novembre 2008, n. 27233;Cass. 10 novembre 2006, n. 24057;Cass. 29 settembre 2005, n. 19046).

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LE SPESE STRAORDINARIE PER I FIGLI NON POSSONO ESSERE RICOMPRESE NELL’ASSEGNO DI MANTENIMENTO

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E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione sez I con sentenza n. 11894 del 9/6/2015 con la quale ha affermato che le spese straordinarie ( ovvero quelle scolastiche, mediche e ricreative, non prevedibili  a priori  ) vanno previste a parte e non possono essere ricomprese  nell’assegno di mantenimento  dei figli posto a carico del genitore non collocatario della prole o non affidatario. 

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ASSEGNO DI DIVORZIO ALLA EX MOGLIE: SEMPRE PIU’ DIFFICILE OTTENERLO

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Sono finiti i tempi in cui era facile per la donna ottenere  l’assegno di divorzio   solo in virtù  del fatto che durante il   matrimonio   fosse stata   casalinga.

Complice il nuovo orientamento della Cassazione, i tribunali di tutta Italia   sono oggi sempre meno propensi a riconoscere il diritto al predetto  assegno se non sono rigorosamente presenti, nella fattispecie,  tutti i presupposti  stabiliti   dalla legge sul divorzio, all’art. 5,  comma 6.

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Fare shopping compulsivo è motivo di addebito della separazione.

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Lo ha sancito la Suprema Corte di Cassazione  con la Sentenza n. 25842 del 18 novembre 2013 che ha  confermato   la decisione della  Corte di Appello ed ha dunque affermato  il principio secondo cui praticare  lo “shopping compulsivo”, sperperando il danaro di  famiglia,  è motivo di addebito della separazione perché comportamento contrario ai doveri coniugali di cui all’art 143 del codice civile.

I Giudici di Piazza Cavour hanno dunque confermato la Sentenza di addebito della separazione emessa dalla Corte d’Appello  sulla base anche di una perizia  medica disposta dal Tribunale Civile, che aveva  accertato, in capo alla moglie, la sussistenza di una vera e propria  patologia in merito all’uso  impulsivo del denaro guidato dall’ossessione all’acquisto di beni di varia natura.

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Assegno di divorzio: non pagare è reato

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La Corte Suprema di Cassazione con sentenza a sezioni unite penali, n. 23866/13 del 31.05.2013,   ha stabilito, dirimendo il conflitto esistente in proposito, che non pagare l’assegno  di divorzio integra il reato di cui al primo comma dell’art. 570 codice penale,   che prevede la pena della reclusione in alternativa alla multa,  e non il reato previsto dal 2° comma dello stesso articolo che prevede l’applicazione congiunta della pena della reclusione e di quella, economica, della multa.  Per quanto riguarda la condizione di procedibilità, la Cassazione ha stabilito che il reato si persegue d’ufficio e non a querela della persona  offesa.

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Il Giudice di appello può ridurre l'assegno di mantenimento se non arrivi a fine mese.

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Per venire incontro al uno dei tanti padri separati che non ce la fa a sbarcare il lunario dovendo far fronte all'improvviso aumento delle sue spese mensili, la Corte d'Appello d'Ancona ha ridotto l'assegno di mantenimento ad una ex moglie proprio sul rilievo che dopo la separazione le spese per il coniuge obbligato erano aumentate.  Con la sentenza in questione (n.672/2012) la Corte ha ridotto da 700 a 500 euro l'assegno di mantenimento che precedentemente il tribunale aveva posto a carico dell'ex marito, accogliendo l’appello di quest’ultimo che aveva evidenziato come  lo stipendio mensile, decurtato dell'assegno di mantenimento fissato dal primo giudice, non gli consentiva di arrivare a fine mese.

 
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