Giustizia per tutti

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SEPARAZIONE E DIVORZIO CON LA NEGOZIAZIONE ASSISTITA DA AVVOCATI

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  • Per separarsi o divorziare  dal proprio coniuge, si può scegliere  la via amichevole ed  affidarsi alla  negoziazione assistita da  avvocati, evitando di ricorrere al Tribunale, con un risparmio notevole di tempi e costi. 
  • La negoziazione assistita è un istituto  introdotto dalla  legge 10/11/2014 n. 162 per alleggerire  il carico di lavoro dei tribunali.
  • Tale legge, oltre a prevedere  una serie di casi nei quali le parti sono obbligate, prima di rivolgersi al tribunale, ad intraprendere la procedura della  negoziazione assistita,  dà la possibilità di utilizzare tale strumento sempre,  per risolvere amichevolmente qualsiasi controversia. 
  • Dunque, anche in materia di separazione o divorzio,  le parti hanno la facoltà di utilizzare la negoziazione assistita da avvocati, in  alternativa alla presentazione  del ricorso giudiziario in tribunale. 
  • Tale scelta comporta una notevole velocizzazione dei tempi ed anche un risparmio dei costi, oltre a evitare ai  coniugi lo stress di presentarsi davanti a un giudice.
  • Con la negoziazione assistita, i coniugi possono ottenere la separazione o il divorzio semplicemente recandosi presso il proprio  avvocato a sottoscrivere  l’accordo raggiunto: sarà poi l’avvocato che eseguirà tutti gli adempimenti necessari alla formalizzazione della loro separazione o del loro divorzio.
  • L’accordo può avere ad oggetto tutte queste  ipotesi:   separazione consensuale, divorzio consensuale,  modifica delle condizioni di separazione o divorzio, coniugi senza figli, coniugi con figli di minore età, coniugi con figli maggiorenni ma non ancora autonomi economicamente,  coniugi con figli maggiorenni autonomi, coniugi con figli maggiorenni incapaci o con handicap grave.
  • E’ comunque  consigliabile ricorrere a tale strumento soprattutto quando non ci sono  figli minori   e quando il livello di conflittualità tra i coniugi  è molto basso.
  • Prima di tutto, dunque, chiedete consiglio al vostro legale che vi orienterà nella scelta. 
 

IL DIRITTO DI RICHIEDERE UNA QUOTA DEL TFR PERCEPITO DALL’ EX CONIUGE

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L'art. 12bisl.n.898/1970 prevede che solo l’ex  coniuge titolare di un assegno di divorzio possa chiedere e ottenere il 40% dell'indennità totale di fine rapporto (TFR) percepita dall'altro ex coniuge,  riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio. La giurisprudenza  ha SEMPRE interpretato tale  norma nel senso di ritenere  che tale diritto alla quota del TFR - da calcolarsi come sopra indicato-   spetti  solo  quando il TFR  è stato percepito dall’altro coniuge dopo l'instaurazione del giudizio di divorzio (Cass. civ. 29 ottobre 2013, n. 24421;Cass. 14 novembre 2008, n. 27233;Cass. 10 novembre 2006, n. 24057;Cass. 29 settembre 2005, n. 19046).

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LE SPESE STRAORDINARIE PER I FIGLI NON POSSONO ESSERE RICOMPRESE NELL’ASSEGNO DI MANTENIMENTO

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E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione sez I con sentenza n. 11894 del 9/6/2015 con la quale ha affermato che le spese straordinarie ( ovvero quelle scolastiche, mediche e ricreative, non prevedibili  a priori  ) vanno previste a parte e non possono essere ricomprese  nell’assegno di mantenimento  dei figli posto a carico del genitore non collocatario della prole o non affidatario. 

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ASSEGNO DI DIVORZIO ALLA EX MOGLIE: SEMPRE PIU’ DIFFICILE OTTENERLO

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Sono finiti i tempi in cui era facile per la donna ottenere  l’assegno di divorzio   solo in virtù  del fatto che durante il   matrimonio   fosse stata   casalinga.

Complice il nuovo orientamento della Cassazione, i tribunali di tutta Italia   sono oggi sempre meno propensi a riconoscere il diritto al predetto  assegno se non sono rigorosamente presenti, nella fattispecie,  tutti i presupposti  stabiliti   dalla legge sul divorzio, all’art. 5,  comma 6.

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Fare shopping compulsivo è motivo di addebito della separazione.

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Lo ha sancito la Suprema Corte di Cassazione  con la Sentenza n. 25842 del 18 novembre 2013 che ha  confermato   la decisione della  Corte di Appello ed ha dunque affermato  il principio secondo cui praticare  lo “shopping compulsivo”, sperperando il danaro di  famiglia,  è motivo di addebito della separazione perché comportamento contrario ai doveri coniugali di cui all’art 143 del codice civile.

I Giudici di Piazza Cavour hanno dunque confermato la Sentenza di addebito della separazione emessa dalla Corte d’Appello  sulla base anche di una perizia  medica disposta dal Tribunale Civile, che aveva  accertato, in capo alla moglie, la sussistenza di una vera e propria  patologia in merito all’uso  impulsivo del denaro guidato dall’ossessione all’acquisto di beni di varia natura.

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Assegno di divorzio: non pagare è reato

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La Corte Suprema di Cassazione con sentenza a sezioni unite penali, n. 23866/13 del 31.05.2013,   ha stabilito, dirimendo il conflitto esistente in proposito, che non pagare l’assegno  di divorzio integra il reato di cui al primo comma dell’art. 570 codice penale,   che prevede la pena della reclusione in alternativa alla multa,  e non il reato previsto dal 2° comma dello stesso articolo che prevede l’applicazione congiunta della pena della reclusione e di quella, economica, della multa.  Per quanto riguarda la condizione di procedibilità, la Cassazione ha stabilito che il reato si persegue d’ufficio e non a querela della persona  offesa.

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