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ANCHE UN MATRIMONIO DI POCHI GIORNI E "NON CONSUMATO" PUO' FAR SORGERE IL DIRITTO ALL'ASSEGNO DI MANTENIMENTO

La Corte di Cassazione, I sez. Civile, ha stabilito che anche un matrimonio di brevissima durata e non consumato fa sorgere il diritto al mantenimento (sentenza num. 2721/2009).
La legge su questo è chiara: le condizioni per far sorgere il diritto al mantenimento, in favore del coniuge cui non sia addebitabile la separazione, sono: 1) la non titolarità di adeguati redditi propri, e cioè la non titolarità di redditi che  consentano al richiedente di mantenere un tenore di vita analogo a quello mantenuto in costanza di matrimonio (qualsiasi sia stata la durata delle nozze), e 2) la sussistenza di una disparità economica tra gli ex coniugi (come sancito all’art. 156 comma 3 codice civile).
Se dopo la separazione, infatti, sussiste realmente un cambiamento in peggio del tenore di vita di uno  dei coniugi, l’altro non potrà negare il dovuto mantenimento accampando la brevità/mancata consumazione del matrimonio.

Il caso  analizzato dalla Corte di Cassazione, nella sopra menzionata sentenza, si è svolto a Bologna dove un signore ha negato, in sede di separazione, l’assegno di mantenimento dovuto alla moglie adducendo la brevità del matrimonio (solo 7 giorni), ma soprattutto la considerazione che non ci sia stata mai coabitazione tra loro.
In primo grado, il Tribunale di Bologna non aveva accordato alla donna alcuna richiesta economica, mentre i Giudici della Corte d'Appello avevano posto a carico del marito, economicamente più abbiente, un assegno di € 250,00 da corrispondere mensilmente alla ex moglie, che versava in condizioni economiche disagiate.
Si legge nella motivazione della sentenza di Appello che la mancata consumazione delle nozze e la breve durata matrimoniale non potevano essere considerate quali circostanze idonee a cancellare la disparità di reddito tra i due.
In effetti, anche i Giudici della Corte di Cassazione hanno considerato la brevità del matrimonio nella  quantificazione dell’assegno di mantenimento (pari ad € 250,00 al mese),  erogando l’assegno in misura molto inferiore rispetto a quanto richiesto dalla ex moglie. 
In effetti già una precedente sentenza, Cass. Civ. sez. I, 19 novembre 2003, num. 17537 aveva sancito che tra le condizioni per far sorgere il diritto al mantenimento in favore del coniuge (cui non sia addebitabile la separazione) non vi era la “ convivenza fra i coniugi”, la cui mancanza  poteva essere valutata come una esigenza della coppia, non penalizzante, in quanto non estintiva dei diritti e doveri nascenti dal matrimonio.
Ancora, cinque anni fa, una precedente sentenza della Cassazione, la num. 23378/2004 I Sez. Civ., aveva disposto che alla brevità del matrimonio non poteva essere riconosciuta efficacia preclusiva del diritto all’ assegno di mantenimento, laddove comunque sussistano i presupposti di esso , rappresentati dalla non addebitabilità della separazione al coniuge richiedente e dalla non titolarità di adeguati mezzi economici.

Al più, dunque, alla durata del matrimonio può essere  attribuito rilievo ai soli fini della determinazione della misura dell’assegno di mantenimento.
Quindi, anche solo sette giorni di matrimonio “non consumati”, potranno essere sufficienti per ottenere  l’assegnazione dell'assegno di mantenimento.

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 
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