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LA NUOVA LEGGE SULLE UNIONI CIVILI : LE CONVIVENZE DI FATTO SARANNO REGOLATE TRAMITE GLI AVVOCATI

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La nuova legge sulle unioni civili va a regolamentare anche le  convivenze di fatto prevedendo la possibilità    di stipulare  contratti che regoleranno il  rapporto di convivenza delle coppie di fatto. Tali contratti - e questa è la vera novità della legge-  potranno essere stipulati per il tramite di avvocati oltre che di notai.

La nuova legge dunque  andrà ad innovare l'ordinamento italiano inserendo due nuovi istituti che affiancheranno quello tradizionale del matrimonio. 

Oltre, infatti, all’istituto più noto  delle unioni civili, riservate alle coppie formate da persone appartenenti allo stesso sesso, la legge inserisce anche l’istituto  delle  “convivenze di fatto”,  utilizzabile  sia dalle coppie etero che omo .    

La riforma  prevede  dunque  la possibilità di stipulare  il "contratto di convivenza"previsto dal comma 50 del testo, con cui le parti potranno disciplinare i rapporti patrimoniali   ( e non ) relativi alla loro vita in comune. Ed è proprio su questo fronte che nasce la nuova competenza in capo agli avvocati  che, insieme ai notai, saranno chiamati ad autenticare la sottoscrizione del contratto e degli  accordi riguardanti le sue modifiche e la sua risoluzione.Non si tratterà inoltre di una mera certificazione dell'autografia delle firme: l'avvocato e il notaio  faranno qualcosa in più, dovranno infatti attestare la liceità dell'accordo, in conformità alle norme imperative e all'ordine pubblico.

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UNIONI CIVILI : COSA DICE LA NUOVA LEGGE

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Finalmente anche  l’Italia si è dotata di una legge che permette a due cittadini dello stesso sesso di godere di diritti che, prima, erano riservati alle sole coppie eterosessuali. L’introduzione del nuovo istituto nasce dalla esigenza  di rispondere alle pressioni interne, da parte della magistratura - la   Corte Costituzionale e  la Corte di Cassazione-, ed a quelle esterne, ovvero:  la legislazione europea, nonché le sentenza di condanna inflitte all’Italia dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo  circa la necessità  di riconoscere anche alle coppie dello stesso sesso  gli stessi diritti delle coppie etero.  

Ed infatti l’Italia non è certo  all’avanguardia in materia:  le unioni civili sono da tempo regolamentate in 6 paesi dell’Unione Europea  ed  il matrimonio gay è previsto in 14 Stati membri.

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Le libere professioniste che adottano un bambino hanno uguali diritti delle lavoratrici dipendenti

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La Corte Costituzionale ha stabilito con la  sentenza 22.11.2012 n° 257,  che alle donne libere professioniste che adottino un bambino, spetta, al pari delle altre lavoratrici, l’indennità di maternità per cinque mesi (e non per tre).

La Corte,  infatti,  ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 64, al comma 2, del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, ovvero il c.d. Testo Unico in materia di maternità e paternità, laddove  prevede, relativamente  alle lavoratrici iscritte alla gestione separata che abbiano adottato o avuto in affidamento preadottivo un minore,  l’indennità di maternità per un periodo di tre mesi anziché di cinque mesi, come per le altre lavoratrici madri .

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Convivenza:istruzioni per l'uso!

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Per famiglia di fatto si intende genericamente l’unione stabile e la comunione di vita spirituale e materiale tra due persone, non fondata sul matrimonio. Famiglia legittima, per contro, è quella fondata sul matrimonio ed è contemplata all’art. 29 della Costituzione che ne riconosce i diritti stabilendo l’eguaglianza giuridica e morale dei coniugi. Entrambe trovano implicito riconoscimento nell’art. 2 della Cost. che riconosce e tutela i diritti inviolabili dell’uomo nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità. Tuttavia, non sono affatto paragonabili per quanto riguarda la tutela giuridica.

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CAMBIO DI ROTTA DELLA CASSAZIONE : NON E' REATO NON VERSARE ASSEGNO DI MANTENIMENTO PER I FIGLI SE L'ALTRO CONIUGE PUO' MANTENERLI

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Cambio di rotta della Cassazione sugli obblighi dell'ex coniuge verso i figli. Infatti, l’ex marito che non versa l’assegno di mantenimento alla moglie per i  figli non commette reato, se la donna può comunque provvedere lei, e vi provvede in concreto, non facendo   mancare ai minori i mezzi di sussistenza.

Si tratta dunque, in tal caso, secondo la cassazione,  di un’inadempienza civilistica che non ha alcuna rilevanza penale.

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L'OBBLIGO DI MANTENIMENTO CESSA SE IL FIGLIO MAGGIORENNE LAVORA

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L'obbligo di mantenimento del figlio maggiorenne può ritenersi cessato quando sia fornita nel giudizio relativo ( ovvero quello di separazione o di divorzio o di modifica delle condizioni stabilite nei predetti giudizi)  la prova, da parte  del genitore onerato, che il figlio ha raggiunto l'indipendenza economica, o è stato posto nelle condizioni concrete per conseguirla, ovvero che il mancato svolgimento di un'attività lavorativa dipende da un atteggiamento del figlio colposo od inerte.  E' quanto ha stabilito la Cassazione civile con sentenza n. 21773 del 2008 nella quale, affermando  il suddetto principio,  ha accolto il ricorso di un padre che chiedeva la revoca dell’assegno di mantenimento del figlio maggiorenne, atteso che quest’ultimo era stato assunto, seppur in prova, presso una compagnia aerea.

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