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I DIRITTI DEI NONNI: SONO TITOLARI DI UN DIRITTO SOGGETTIVO AUTONOMO NEI CONFRONTI DEI LORO NIPOTI?

 Con  la sentenza num. 9606 del 1998 la prima sezione civile della Cassazione ha stabilito che anche i nonni hanno il diritto di vedere  i loro nipoti, figli di genitori separati, quando vogliono.

Si viene così ad evidenziare l’importanza di un legame (quello tra nonni e nipoti) fondamentale per la vita familiare.

Ma concretamente è proprio così? Esiste un vero e proprio diritto dei nonni sui loro nipoti? Sono i nonni titolari di un diritto soggettivo autonomo, attivabile tramite richiesta al giudice?

 Purtroppo la risposta è positiva solo in parte, e cerchiamo di capirne le motivazioni.

I fatti di cui alla sentenza si sono così svolti: una mamma a seguito della separazione giudiziale  con il proprio marito (ex. tossicodipendente), aveva continuamente negato al padre e ai nonni paterni il diritto di far visita al figlio minore non rispettando quanto stabilito dal Giudice, che aveva concesso al padre, e quindi di conseguenza a tutta la famiglia paterna, il limite di visita pari a tre ore al giorno.

La donna  propose appello opponendosi al diritto del padre e dei nonni di vedere il minore, ma la Corte di Appello di Roma le diede torto, ritenendo che l’assiduità dei rapporti con il padre e con i nonni paterni era risultata, negli anni, "benefica e vantaggiosa per il minore". La donna propose quindi ricorso in Cassazione, sostenendo la non adeguatezza del rapporto paterno con il figlio minore e contestando, inoltre, il diritto di visita dei nonni, che secondo quanto sostenuto dalla madre, doveva essere concesso solo "in presenza di gravissimi motivi".

Ma la Suprema Corte rigettò il ricorso, ritenendo, in primo luogo, che il padre aveva tutto il diritto di vedere suo figlio, in quanto era stata accertata "l’utilità di tali rapporti", avendo  il Giudice, come suo unico interesse, sempre e solo la serenità del minore. Quindi, per quanto riguarda la facoltà concessa ai nonni nel caso in esame, la mancanza di una espressa previsione di legge non è stata ostativa nel riconoscere il diritto dei nipoti a intrattenere  rapporti con i nonni.

Infatti, la possibilità dei nonni di vedere i nipoti, non deve in nessun modo essere considerata "residuale" (ovvero, come chiedeva la moglie nel caso di specie, da concedere solo in casi eccezionali), ma è un diritto garantito dall’ordinamento che può essere negato solo quando il rapporto dei nonni con i nipoti divenga pregiudizievole per questi ultimi.

La giurisprudenza della Corte di Cassazione (come ad es. la sentenza appena menzionata), nel recepire il citato orientamento, ha correttamente ritenuto che in assenza di preclusioni di legge, il Tribunale ordinario, oppure  il Tribunale per i minorenni in caso di coppie di fatto, possa  regolamentare attraverso un proprio specifico provvedimento anche il diritto del minore alla frequentazione degli ascendenti.

Accertato, quindi, che in base all'art. 155 c.c. il minore ha tutto il diritto alla conservazione dei suoi rapporti familiari (principio questo di rango costituzionale, peraltro), va data risposta al quesito d'apertura: Sono i nonni titolari di un diritto soggettivo autonomo, attivabile tramite richiesta al giudice?

La risposta è positiva solo in parte.  Innanzitutto perché il diritto, di cui parliamo, appartiene al minore ed è configurabile solo in considerazione delle sue esigenze personali e di crescita, ( i nonni infatti non possono essere giuridicamente i titolari di “un diritto soggettivo di visita", perché questo consentirebbe loro di azionarlo nei confronti dei genitori a prescindere dall'interesse del minore). In capo ai nonni si configura piuttosto un "interesse legittimo" protetto solo in via riflessa. Spetta ai genitori, in altre parole, garantire alla prole la frequentazione dei nonni al fine di salvaguardare l'interesse del minore.

Ma qualora i genitori ostacolino immotivatamente questo interesse, non potranno i nonni adire il Tribunale ai sensi dell'art.155 cod.civ. al fine di vedere tutelato e regolamentato il loro diritto di visita, ma dovranno necessariamente affidarsi alla procedura prevista dall'art.333 del Codice civile, sulla cui applicazione è competente unicamente il Tribunale per i minorenni. Attraverso tale procedura, infatti,  i nonni potranno richiedere al giudice l'accertamento di condotte del genitore pregiudizievoli per i figli, costituite in questo caso dall'ingiusta soppressione del diritto del minore alla conservazione dei rapporti familiari, ottenendo solo –ed unicamente in quella sede- gli idonei provvedimenti, previa verifica del Tribunale dei bisogni effettivi del minore.

Cerchiamo però di considerare che quasi sempre, tutte le volte in cui vi è una separazione, i soggetti maggiormente lesi (sentimentalmente prima che in diritto) sono proprio  i bambini e i loro nonni. Quasi sempre sono loro i soggetti deboli delle vicissitudini della vita familiare. E’ auspicabile, da parte del legislatore quindi una nuova riforma.

Infatti già con la  nuova legge sull’affidamento condiviso (che ricordiamo è entrata in vigore l' 08/02/2006)  e con la conseguente riformulazione dell’art. 155 c.c, il legislatore ha iniziato a tutelare l’ interesse del minore alla continuità dei rapporti con tutta la sua famiglia (e non solo con i suoi genitori, singolarmente), introducendo quindi il principio secondo  cui  : “(…..) anche in caso di separazione dei genitori il figlio minore ha il diritto di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.” Ma solo nell’interesse del minore (e non dei loro nonni).

A tal proposito,  per una maggiore completezza espositiva, citiamo alcune sentenze:

a)”Il danno non patrimoniale da privazione affettiva di un congiunto è configurabile, in via astratta e ipotetica, anche in capo ai nonni, dovendo il concetto di “famiglia” intendersi comprensivo anche di questi ultimi, e non soltanto di genitori e figli. Il diritto al risarcimento di tale voce di danno è subordinato all'assolvimento, da parte della vittima, dell'onere di allegare e provare l'esistenza del pregiudizio”. Corte appello Milano, 12 aprile 2006

b) “Il diritto che viene fatto valere nel giudizio di separazione da ciascuno dei coniugi in modo indifferenziato e, quindi, dal quale dipende la posizione dal genitore dell'interveniente, è anche il diritto della prole minorenne alla conservazione dei rapporti con ciascuna delle famiglie di origine dei genitori, il cui disconoscimento o la cui inadeguata tutela (anche solo per una trascuratezza difensiva) ha effetti negativi indiretti e riflessi anche sul contenuto del rapporto che lega l'ascendente al proprio discendente ed alla sua famiglia, ovvero i nipoti. Il rapporto in questione è appunto quello familiare, che trova riconoscimento diretto e preminente nella stessa Costituzione (artt. 2 e 29), oltre che nel complesso delle norme ordinarie che tutelano le relazioni interparentali, nella quale a buon diritto si inserisce quella dell'art. 155 c.c. come novellato dalla l. n. 54 del 2006”. Corte appello Perugia, 27 settembre 2007.

 

 

 

 
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