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LA NUOVA LEGGE SULLE UNIONI CIVILI : LE CONVIVENZE DI FATTO SARANNO REGOLATE TRAMITE GLI AVVOCATI

La nuova legge sulle unioni civili va a regolamentare anche le  convivenze di fatto prevedendo la possibilità    di stipulare  contratti che regoleranno il  rapporto di convivenza delle coppie di fatto. Tali contratti - e questa è la vera novità della legge-  potranno essere stipulati per il tramite di avvocati oltre che di notai.

La nuova legge dunque  andrà ad innovare l'ordinamento italiano inserendo due nuovi istituti che affiancheranno quello tradizionale del matrimonio. 

Oltre, infatti, all’istituto più noto  delle unioni civili, riservate alle coppie formate da persone appartenenti allo stesso sesso, la legge inserisce anche l’istituto  delle  “convivenze di fatto”,  utilizzabile  sia dalle coppie etero che omo .    

La riforma  prevede  dunque  la possibilità di stipulare  il "contratto di convivenza"previsto dal comma 50 del testo, con cui le parti potranno disciplinare i rapporti patrimoniali   ( e non ) relativi alla loro vita in comune. Ed è proprio su questo fronte che nasce la nuova competenza in capo agli avvocati  che, insieme ai notai, saranno chiamati ad autenticare la sottoscrizione del contratto e degli  accordi riguardanti le sue modifiche e la sua risoluzione.Non si tratterà inoltre di una mera certificazione dell'autografia delle firme: l'avvocato e il notaio  faranno qualcosa in più, dovranno infatti attestare la liceità dell'accordo, in conformità alle norme imperative e all'ordine pubblico.

 

Spetterà poi sempre ai professionisti che ricevono l'atto provvedere,  ai fini dell'opponibilità ai terzi, a trasmetterne copia -entro i successivi 10 giorni- al comune di residenza dei conviventi per l'iscrizione all'anagrafe.

 Per quanto riguarda  il contenuto di tale contratto, lo stesso  ha come oggetto necessario i rapporti patrimoniali relativi alla vita in comune , e  potrà riguardare -contenuto eventuale- anche l’indicazione della residenza comune, le modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune, in relazione alle sostanze di ciascuno e alla capacità di lavoro professionale o casalingo, nonché la scelta del regime di comunione legale dei beni.  Tale  contratto non potrà  essere sottoposto a termine o condizione, dovrà essere, cioè, necessariamente a tempo indeterminato, ferma restando la possibilità per le parti di risolverlo o di recedere da esso, nei casi determinati dalla legge,  o , sempre , di scioglierlo per mutuo consenso. 

 
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